• profilazione dinamica che vi dice chi siete oggi dal punto di vista cognitivo (come pensate), emotivo (come provate le emozioni/come sentite) e comportamentale (come agite).
    Offre una fotografia attuale di chi siete oggi per progettare chi volete diventare costruendo il vostro Personality Design.
    E'un metodo che non da etichette, ma offre un punto di partenza per un percorso evolutivo. Non esiste il “sono così e quindi pazienza". Il metodo si basa sul principio che, ognuno di noi, ha un potenziale da sviluppare PER DIVENTARE CHI E'ovvero un ESSEERE UMANO REALIZZATO.

 

  • strategie basate su un processo scentifico per passare "dal ci proco" al "ci riesco" per sostituire schemi radicati con abitudini sostenibili, per vivere meglio e raggiungere i tuoi obiettivi.”
     

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Emanuela Vacchio

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MI PIACCIO O TI PIACCIO

2025-02-24 13:17

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MI PIACCIO O TI PIACCIO

L'autostima è un tema centrale nella vita di ognuno di noi. Si manifesta in maniera particolarmente evidente durante l'adolescenza, ma continua a influenzarci a

 

 

 


 

 

Mi piaccio o Ti piaccio?


 

 

L'autostima è un tema centrale nella vita di ognuno di noi. Si manifesta in maniera particolarmente evidente durante l'adolescenza, ma continua a influenzarci anche nell'età adulta. Accettarci per come siamo, nel nostro aspetto fisico e nel nostro modo di essere, è una sfida che accompagna l'intero percorso della vita. E se ci pensi, quanti di noi, anche da adulti, si trovano a combattere con insicurezze e parti di sé che vorrebbero nascondere?


 

 

Il rapporto con il corpo e con la nostra dimensione interiore diventa cruciale. Sempre più spesso ci confrontiamo con standard irrealistici imposti dai media e dalla società, facendo nascere un senso di inadeguatezza o insicurezza. Siamo in continua lotta con aspetti di noi che fatichiamo ad accettare.


 

 

Così come accade durante l’adolescenza, anche in altre fasi della vita ci troviamo ad affrontare cambiamenti profondi e repentini, che trasformano il nostro corpo e la percezione di noi stessi. L'età adulta, la maternità, l’invecchiamento o altre esperienze significative possono far riemergere insicurezze e mettere alla prova la nostra capacità di accettarci.


 

 

Essere adulto dovrebbe semplificare le cose, ma spesso non è così: abbiamo maggiore consapevolezza di chi vorremmo essere e di ciò che desidereremmo avere. A rendere tutto ancora più problematico è l’interazione con gli altri.


 

 

“Sono abbastanza?”


 

 

Questo “SONO ABBASTANZA” è legato al dover rispondere a un canone, a delle aspettative, a un ideale al quale rimandiamo. Sono abbastanza per poter interagire con le altre persone? Sono abbastanza simpatico? Sono abbastanza interessante? Questi interrogativi generano insicurezza e possono portare a una bassa autostima, non permettendoci di andare tranquillamente verso l’altro.


 

 

Spesso ci preoccupiamo più di piacere agli altri che di piacerci a noi stessi; il nostro riferimento è sempre qualcosa di esterno. Devo essere bello e interessante per gli altri; spesso la domanda è “Ti piaccio?” invece che “Mi piaccio?”.


 

 

Ma cosa succede se il rimando degli altri è negativo?


 

 

Se non abbiamo lavorato sull’accettazione di noi stessi, rischiamo di crollare.


 

Autenticità vs. Adattamento

 

Ci sentiamo spesso obbligati ad assumere certe caratteristiche per entrare in relazione con gli altri. Ma queste caratteristiche le vorremmo avere davvero? O le desideriamo solo per soddisfare aspettative esterne?


 

 

Questa è una prima riflessione sulla quale dovremmo soffermarci. Assumere delle caratteristiche che non ci rappresentano ci rende deboli, perché significa che ci sentiamo inadeguati; pertanto, il livello di autostima sarà basso. Senza contare l’ansia che questo comporta: un atteggiamento non autentico richiede uno sforzo costante per mantenere una facciata.


 

 

Questo vale sia dal punto di vista fisico che da quello del temperamento, del comportamento e della personalità.


 

 

Voglio mettere in luce un altro aspetto: spessissimo accade che le caratteristiche che percepiamo come difetti siano legate solo a una percezione soggettiva. A volte, però, questo nostro senso di insicurezza può derivare da esperienze passate o da persone che ci hanno fatto dei commenti. In questi casi è importante chiedersi: “I commenti di qualcuno rappresentano l’opinione di tutti?” Oppure: “Un’esperienza, o alcune esperienze, rappresentano tutte le mie esperienze?”


 

 

Quasi sempre si scopre che non tutti ci criticano e che non tutte le esperienze passate sono state negative.


 

 

In più – ma che ve lo dico a fare – la società che spinge alla perfezione ci porta ad avere ideali molto alti, non solo riguardo all’aspetto fisico, ma anche al successo.


 

 

Tanto più questo ideale è lontano, tanto meno ci stimiamo.


 

Come lavorare sulla propria autostima?

 

Guardandosi veramente.


 

 

In questo viaggio di riscoperta possono aiutarci alcune domande.


 

 

Andando a vedere cosa c’è di positivo, posso guardarmi con occhi un po' più benevoli, che non ho mai usato perché mi sono concentrato troppo su ciò che non mi piace.


 

 

Le domande fondamentali da porsi quando ci si guarda veramente sono:


 

Mi vado bene così?
Naturalmente ciascuno di noi ha qualcosa che non gli va bene, ed è giusto così. L’importante è che questo diventi lo stimolo per mettere in atto un cambiamento. Mi guardo, non mi giudico e uso ciò che non mi piace come leva per fare un passo verso una versione migliore di me.

Che cosa mi piace e cosa no?
Domanda difficile, soprattutto per gli ipercritici, ma fondamentale. Tutti noi abbiamo delle carte vincenti di cui andiamo orgogliosi, e riconoscerle ci aiuta a vedere ciò che non ci piace come un semplice elemento del nostro insieme, non come qualcosa che ci sminuisce. Questo ci permette di sviluppare uno sguardo più positivo su di noi.

Cosa è importante per me?
Molti non conoscono i propri valori, ma estrarli è fondamentale per metterli a guida del nostro agire.

Come vorrei essere e perché vorrei esserlo?
Scavando a fondo, a volte ci rendiamo conto che ciò a cui aspiriamo non è poi così importante. Capire che, nell’essere come vorremmo, non si ottiene necessariamente qualcosa di più o di diverso può aiutarci a riconoscere che abbiamo già tutto ciò che serve per raggiungere i nostri obiettivi.

Posso fare qualcosa per avvicinarmi al mio ideale? Cosa posso fare?
Qui si prende carta e penna, si fa un elenco e poi si costruisce un piano d’azione.

Quante delle caratteristiche che vorrei avere le voglio per me e quante per gli altri?
Molte volte desideriamo certe caratteristiche solo per essere apprezzati dagli altri.

Concludendo…

 

Di fronte a ciò che non ci piace, possiamo adottare un approccio costruttivo:


 

  • Considerarlo come parte di un insieme più ampio, che comprende anche caratteristiche positive; non lo dimentico, ma lo guardo nel contesto delle qualità che invece apprezzo.
  • Non nasconderlo, ma accoglierlo come parte di noi; nasconderlo ci renderebbe più chiusi.
  • Non sostituirci agli altri nel giudizio: spesso siamo più severi con noi stessi di quanto lo siano gli altri.
  • Lavorare su ciò che possiamo migliorare, senza dimenticare di valorizzare ciò che già abbiamo.

 

Accettarsi non significa non voler migliorare, ma partire da una base di rispetto e valorizzazione della propria individualità. Sviluppare una buona relazione con se stessi permette di affrontare la vita con maggiore sicurezza e serenità.


 

 

Lavoriamo sulla nostra autostima per essere più forti, più autentici e più felici.

 


 

 

Se vuoi approfondire e iniziare a lavorare con me sulla tua autostima per avere tutto questo puoi scrivermi compilando il form che trovi nella sezione contatti del menu.
 


 

 

A presto


 

Emanuela